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La storia

di Villa Do’ Luisa

Si parla già del nostro sito intorno al ’400 per un importante insediamento silvo pastorale. (arc. not. Caltanissetta) inserito nel grande feudo della Delia e della Deliella di proprietà del Conte Moncada.

All’inizio del ’600, trasferitisi i Moncada alla corte del Re di Spagna, il feudo della Grasta, parte consistente del grande feudo, fu ceduto ai Principi Lanza di Trabia che iniziarono la costruzione di una grande masseria. Nel tardo ’700 è nota, nel circondario, la “Roba di la Grasta” rifugio e difesa contro i briganti del tempo a presidio di un feudo di 500 salme che il tempo ha inesorabilmente distrutto.
In questo feudo della Grasta vi era una serra di calcare, irta, calcinata dal sole, che noi abbiamo sistemato a bosco di pini fitto, intricato e selvaggio dove abbiamo cacciato felicemente l’istrice.
Si narra che tra le forre della serra trovasse diversivo, piacere e giuoco la Do’ Luisa – cioè Donna Luisa – che doveva essere bella, austera, dolce e sensibile e della quale serra prese il nome.
O più verosimilmente, la serra prese il nome della Donna Luisa de la Lunay Vega, la Signora dei Moncada, cui si era voluta dedicare la vetta più alta di tutto il feudo della Grasta.
Alla Do’ Luisa, alla Sua bellezza o, forse, alla Sua potenza, abbiamo affidato la prosecuzione alla vita della “Roba di la Grasta” in una atmosfera familiare, moderna, funzionale ma sempre rispettosa della storia, delle tradizioni, dei costumi e della civiltà contadina della nostra terra di Sicilia.

Si parla già del nostro sito intorno al ’400 per un importante insediamento silvo pastorale. (arc. not. Caltanissetta) inserito nel grande feudo della Delia e della Deliella di proprietà del Conte Moncada. All’inizio del ’600, trasferitisi i Moncada alla corte del Re di Spagna, il feudo della Grasta, parte consistente del grande feudo, fu ceduto ai Principi Lanza di Trabia che iniziarono la costruzione di una grande masseria.

Nel tardo ’700 è nota, nel circondario, la “Roba di la Grasta” rifugio e difesa contro i briganti del tempo a presidio di un feudo di 500 salme che il tempo ha inesorabilmente distrutto.In questo feudo della Grasta vi era una serra di calcare, irta, calcinata dal sole, che noi abbiamo sistemato a bosco di pini fitto, intricato e selvaggio dove abbiamo cacciato felicemente l’istrice.

Si narra che tra le forre della serra trovasse diversivo, piacere e giuoco la Do’ Luisa – cioè Donna Luisa – che doveva essere bella, austera, dolce e sensibile e della quale serra prese il nome. O più verosimilmente, la serra prese il nome della Donna Luisa de la Lunay Vega, la Signora dei Moncada, cui si era voluta dedicare la vetta più alta di tutto il feudo della Grasta.

Alla Do’ Luisa, alla Sua bellezza o, forse, alla Sua potenza, abbiamo affidato la prosecuzione alla vita della “Roba di la Grasta” in una atmosfera familiare, moderna, funzionale ma sempre rispettosa della storia, delle tradizioni, dei costumi e della civiltà contadina della nostra terra di Sicilia.

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